Critiche

Critica di Ivan Caccavale

Critica di Giorgio Grasso

E’ un’artista eclettica, passa con la stessa facilità dal pennello al plasmare la pietra, imprimendo la materia di un denominatore comune: il suo modo femminile di interpretare la realtà.

Le origini sono calabresi, ma le sue opere ci portano ben di là della sua terra, fino a spingerci al deserto del Sahara, luogo in cui l’arte di Elena affonda le sue inconsapevoli radici.

L’intera produzione artistica è un continuo richiamo alla donna, non secondo un’accezione sessuata ma intesa come Gea, la madre terra, la creatrice primordiale di Tutto.

Questa silenziosa presenza, come l’ha definita l’autrice in uno dei suoi lavori, rimanda a una figura velata nella scultura, una forma abbozzata e candida nella pittura…il collegamento è ineluttabilmente sovrapponibile e riconducibile al femminino sacro, energia madre che contiene in sé i due principi primordiali, il femminile e il maschile, in una condizione a-spaziale e a-temporale, qual è quella in cui le opere di Elena si collocano.

L’evoluzione del percorso artistico dell’autrice negli anni, denota una continua e costante ricerca interiore; se osserviamo la ieraticità delle sue sculture d’Oriente, esse rimandano all’estasi, all’atarassia; la loro immobilità sembra sfidare gli elementi trascendendo l’essere in luogo dell’esistere.

critica a cura del Dott. Prof. Giorgio Gregorio Grasso
L’ANIMA E IL TEMPO

“La natura non mi basta”, ha detto Elena Guerrisi in una recente conversazione.

Per lei la natura ha senso come visione, visione della donna su cui lavora da decenni, da sempre, perché è il filo rosso che attraversa la sua arte, anche quando è sembrata assente.

La donna velata, mondo di desideri e percezioni, portatrice di una carica sensuale e sensoriale che diventa una chiave del mondo, scrigno di sogni che “non sono più reali”, come ha detto l’artista. E’ bello questo ossimoro di un “sogno” che poteva essere “reale”. Ora i sogni sono solo sognanti, chiusi nella donna che, velata, ri-vela. E’ solo questa donna che occupa uno spazio nello spazio, e, occupandolo, lo crea.

Adesso è il silenzio che affascina l’artista, e, nello stesso tempo, la disorienta.

La ricerca dell’artista si svolge tutta sul filo della tensione che è la vita stessa. Dalla sua Calabria, terra drammatica di visi scarni induriti dal sole, fatale come l’ombra che lo accompagna, alla Lombardia, terra vorticosa di eventi a rincorrere la modernità: il lavoro, l’amore, i figli, l’impegno artistico. Elena Guerrisi può adottare come suo motto il titolo dell’autobiografia di Neruda, e, come il grande poeta cileno, dire di se stessa: “Confesso che ho vissuto”.

La vita l’ha trascinata nel suo brulicare, nel suo infaticabile germinare, nel suo continuo lavoro di creazione. Il centro immobile del vortice, però, è, ed è sempre stata, la donna: la donna e la sua visione, a ciglia abbassate, tra i veli che le circondano il capo. Centro silenzioso e statico, soglia di una spiritualità antitesi e antidoto al tormento della vita, è l’immagine-corpo a cui l’artista affida la contemplazione di quegli strappi nella percezione dello spazio e del tempo, che sono, come diceva Deleuze a proposito di Proust, “Reminiscenze della vita” e “Metafore dell’arte”. Elena Guerrisi li chiama “visione” (non a caso Deleuze diceva che l’artista è un “veggente”) e se ne approfitta attraverso la sua donna velata, doppio della propria anima. Opera d’arte in sé compiuta, questa donna è allora anche medium, ponte e tramite tra l’artista e la sua arte. Depositaria delle visioni dell’artista, ma creazione lei stessa di una visione, è la più grande metafora dell’arte di Elena Guerrisi, capace di far intravedere il rimedio all’agitato consumarsi del vivere quotidiano.

A lei in fondo Elena affida il compito più difficile: guardare, da sotto le palpebre abbassate, il Tempo, questa “inquietudine della vita”, come l’aveva chiamato Hegel. Guardarlo, per imparare ad accettare di essere da lui guardata.

di Patrizia Crippa
Quello che il tempo non ti dà

Artista“gestuale”: Con questo aggettivo si intende l’immediatezza del compimento dell’opera pronta ad assumere ogni espressione che lo spirito faccia intuire come necessaria.

L’arte di Elena Guerrisi si è sviluppata come innesto su un figurativo plastico come risulta evidente nei suoi disegni che nella scultura dà il risultato più stabile. Ma le immagini che si sono aggiunte a questa condizione iniziale dimostrano un’intenzione di ricerca su una sponda etico-sentimentale, che si affaccia iconograficamente sull’astratto. Così la sua predilezione per la figura femminile si appoggia su un istinto materno cui fa ombra, forse involontariamente e indirettamente, l’altro grande tema della solitudine o dell’isolamento; amato e subito, in una ambivalenza che dice sufficientemente la tensione segreta che mobilita il suo lavoro. Certo non drammatica, ma soliloquiale anche là dove la natura si offre come spunto, che non si fa mai narrazione.

Esteticamente dunque poco incline alla definizione, quasi piuttosto risolvesse in maniera concettuale immagini che restano così sospese in uno spazio indefinito e in un tempo irriconoscibile.

Solo coloristicamente vi è qualche ritorno all’aspetto naturale, quasi come bisogno o inconscia, tranquillizzante sicurezza.

E’ che forse, in tutto questo, grava l’irrisolta questione del tempo e del suo trascorrere, come punto insostenibile che agita l’esistere dell’io e che, in ogni modo, va esorcizzato e acquietato.

“In ogni modo” potrebbe proprio essere la definizione estetica più pertinente dell’opera di Elena Guerrisi, con tutte le scoperte, ma anche le incertezze e le complicazioni che simile impatto si porta appresso nell’agire quotidiano.

di Camillo Ravasi
Critici d’arte

Hanno scritto dell’artista:

  • Serena Bianchi
  • Felice Bonalumi
  • Vincenzo Cusato
  • Antonino De Bono
  • Mario Portalupi
  • Carlo Fumagalli
  • Pasquale Colacitti
  • Renato Tornasina
  • Camillo Ravasi
  • Patrizia Crippa